REGIE TRAZZERE

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Si arriva in un luogo solo se esiste un modo per arrivarvi.

Un insediamento vive se esiste una strada per giungervi ed una strada esiste per portare in un luogo.

 

Le Regie Trazzere, una vastissima rete di strade, coprono da millenni l’intera superficie della Sicilia in lungo e in largo, sviluppando un percorso totale di circa 14.000 kilometri di cui circa 11.400 kilometri demanializzati e gli altri non riconosciuti a tali fini.

Se moltiplichiamo la larghezza teorica legale di m 37,68 per la lunghezza dell’intero sistema di Regie Trazzere, otteniamo una superficie anch’essa molto teorica di circa 527 kmq, oltre il 2,1% dell’intera superficie dell’Isola. Purtroppo, oggi, tale patrimonio, dalla superficie in realtà decisamente inferiore, è praticamente sconosciuto e totalmente abbandonato e sottoposto alla tutela dell’Ufficio Tecnico Speciale per le Trazzere di Sicilia, con sede a Palermo, oggi dipendente dall’Assessorato Regionale al Territorio ed Ambiente. 

Con il termine trazzere, la cui etimologia le lega strettamente al termine tratturo (dal latino tractus) in uso in alcune regioni meridionali italiane e che si fa anche derivare dal termine francese antico dreciere (via diritta) e drecier (drizzare), si intendono tutte le vie e le strade extraurbane; con il termine regie (in uso solo dal XIX secolo) si denominano le trazzere del Demanio Regio che collegavano tra di loro, sino alla costruzione delle strade carrozzabili iniziate a costruire in Sicilia a partire dal 1779.

L’immenso patrimonio delle Regie Trazzere, formatosi nel corso dei millenni, si andò sviluppando già in epoca preistorica per la transumanza degli animali e, successivamente, per collegare i primi insediamenti abitati.

Le trazzere erano costituite, perlopiù, da tracciati spesso appena abbozzati, che percorrevano vallate, pianure e montagne nella maniera più retta possibile senza tenere gran conto di pendenze e corsi d’acqua ed adatte, principalmente, ad essere percorse solo da sparuti viaggiatori e mercanti a cavallo o trasportati da lettighe, da interminabili retine o redine (file) di muli tra loro legati a sei a sei e condotti da un bordonaro cariche di mercanzie, slitte (tregge o straule) cariche di prodotti agricoli e da greggi, quasi sempre di capre e pecore, che trovavano nella larghezza della Regie Trazzere anche la possibilità, pur vietata, di pascersi specie durante le transumanze senza invadere la proprietà altrui situata ai lati della via.

L’andamento della trazzera era solitamente rettilineo tanto che spesso, quando questa incontrava una zona montuosa e la pendenza arrivava a raggiungere pendenze del 20-25 % se non addirittura del 35%, le stesse venivano superate tagliando le cosiddette scale con gradini dalla pedata piuttosto ampia per permettere l’ascesa e la discesa anche degli animali. Una soluzione simile riduceva la tortuosità delle strade ed infatti solo dove era indispensabile la trazzera saliva e scendeva in stretti tornanti preferendo altrimenti tagliare dritto. 

La larghezza massima di m 37,68 valida però solo in alcuni tratti, consentiva altresì la possibilità di incrocio di due greggi senza il problema di sconfinare nei terreni limitrofi e di confondere gli animali tra di loro. Ma spesso la trazzera veniva inglobata nella proprietà privata ed il tracciato ne restava segnato solo con delle marche (generalmente grosse pietre collocate sull’asse della strada) tanto che era costume dei pastori viaggiare muniti di una catena della larghezza della trazzera, la cosiddetta giustizia, per dirimere immediatamente ogni problema relativo allo sconfinamento del bestiame.

I Regi Decreti, ordinamenti dell’imperatore Federico II costantemente reiterati nei secoli, avevano stabilito la larghezza della Regia Trazzera in 18 canne e due palmi, su cui è però giusto avanzare più di un dubbio che in realtà, anche in tale epoca, le trazzere non fossero più larghe di 40 palmi equivalenti a m 10,32.

Non conosciamo il perché della decisione di tali scelte nelle larghezze, ma possiamo solo riportare che, per il Regio Decreto n. 3836 del 1877 emesso per armonizzare dopo l’Unità d’Italia le misure in vigore nei soppressi Regni, la larghezza effettiva venne comparata a quella del Sistema metrico decimale stabilendo i rapporti definitivi tra le misure in corso legale nel Regno delle Due Sicilie ed il nuovo sistema di misurazione.

Per la canna, la più diffusa delle misure di lunghezza siciliane, utilizzata anche per la misura delle superfici, veniva stabilito un rapporto di m 2,064.

Questa la tabella legale di comparazione delle misure di lunghezza in uso in Sicilia:

pollice o oncia = cm 2,1508

palmo o piede (12 pollici) = m 0,2580978

canna (8 palmi) = m 2,064783

corda (16 canne) = m 33.036528

miglio (45 corde = 720 canne) = m 1.486,6437 quasi equivalente al miglio romano pari a m 1.478,50

Secondo le misure corrette sopra riportate, l’esatta larghezza della trazzera è stata stabilita in m 37,682288 arrotondata a m 37,68.

Si ritiene, comunque, che la reale larghezza della trazzere variasse ben più di quanto volesse la legge. In pratica solo le trazzere prevalentemente dedicate alla transumanza, e solo nei tratti dove fosse possibile, in aperta campagna, arrivavano alla larghezza canonica di m 37,68. Altrimenti la larghezza si limitava, anche per le trazzere più importanti ed anche fuori città, a non più di 3,00-4,00 metri e comunque tale da permettere solo il passaggio incrociato di due animali carichi.

tratto dal Volume I

de “La Sicilia del 1720”

Viabilità e topografia della Sicilia antica

di LUIGI SANTAGATI

 

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La memoria che inesorabile, svanisce.
Il vento che sparpaglia e nasconde, carte e disegni.
La furia del tempo che archivia, dimentica o distrugge.
Un passato che è levatrice e matrice,
tesoro nascosto di eredità perdute, incommensurabile.
Corroso da muffe e pigrizie.
Un lascito senza eredi che reclama a gran voce.
E, in fine, memoria recuperata, con amore paziente, che dice: io c’ero.
L’anziana signora, sparsa sui colli, sempre ringiovanita;
confrontata; coi suoi gioielli messi a nudo per
l’ammirazione di chi sa capire e apprezzare: il ricordo,
il documento, la prova, il disegno delle sue infinite dita, voci, parole.
(Aurelio Aureli)